Anna Greta Giannotti: “Da zero a Giorgia rimanendo me stessa”

Astralmusic segue la chitarrista marchigiana con la consulenza artistica e fiscale nel Pop Heart Tour di Giorgia.

Intervista di Luca “Luker”Rossi per smstrumentimusicali.it

Incontro Anna Greta nella hall del suo hotel a Milano, proprio dietro al Forum di Assago dove il Pop Heart Tour di Giorgia fa tappa per due giorni. E’ mattina, sta ancora terminando di fare colazione con la salopette di jeans e fin dai primi scambi di parole molto gentili ed informali sembra quasi un’altra persona rispetto alla chitarrista rock con i capelli fucsia frustati dal vento durante il suo assolo sulla grata che è diventato uno dei momenti clou del concerto di Giorgia. La realtà è che durante questa intervista scoprirete come me che le due anime apparentemente opposte fanno parte della stessa personalità, una musicista estremamente determinata ed una persona molto umile ed un po’ naïf che la musica riesce a legare assieme.

Luca Rossi: Voglio partire proprio da qui, dal Forum di Assago, perché questo palazzetto è considerato da molti artisti come una pietra miliare nella carriera. Com’è stata la tua prima al Forum?

Anna Greta: Fortunatamente ero stanca. Solitamente mezz’ora prima di salire sul palco inizio a chiedermi chi me l’ha fatto fare [Ride]. Anche i coristi con cui condivido il camerino [Diana Winter e Andrea Faustini] non ne possono più. Poi quando sali sul palco dai il 100% ma arrivare dal viaggio e non avere anche altre energie da dedicare all’ansia mi ha aiutato. E’ stato bellissimo, come sempre nei palazzetti. Entri al soundcheck ed è tutto vuoto, fa un certo effetto, poi quando sali sul palco e ti rendi conto di quanta gente hai davanti, è tutta un’altra storia. Il vero pugno nello stomaco l’ho sentito nella primissima data di Ancora, tra l’altro vicino casa mia, con la famiglia, amici e un sacco di persone che conosco. Mi sono sentita molto amata e fortunata a vederli tutti lì per me ed ho capito che se riuscivo a convertire l’ansie e tutte le paure, dalla scarpa che si slaccia alla grata su cui faccio l’assolo [cercate su Instagram #gretasullagrata], allora potevo farcela. I primi due pezzi comunque sono i più difficili, poi mi rilasso. E chi dice che suonare pop è facile dovrebbe provare e ricredersi, io ho suonato davvero di tutto, è davvero difficile.

LR: Sei una chitarrista che, chi ti segue lo saprà, fa molte cose in diversi generi. Facciamo una rapida carrellata della tua carriera che possiamo chiamare “da zero a Giorgia”.

AG: Posso dire di aver avuto il classico percorso, a nove anni ho iniziato con il pianoforte, entrai in conservatorio e poi arrivò una mia amica che mi fece ascoltare gli AC/DC e da lì partì la mia passione per il rock.
A 17 anni la prima chitarra ed il primo gruppo e poi è iniziata una spirale che si è allargata sempre di più. Mi sono iscritta alla Music Academy 2000 di Bologna [ora solo Music Academy] e mi sono diplomata nel 2008, per poi entrare subito in Conservatorio dove mi sono diplomata in Chitarra Jazz, anche se a dire il vero non suono jazz. Ho iniziato a suonare molto, fino a che non sono entrata nelle Diamond Beast [tributo femminile agli Iron Maiden] ed i miei orizzonti si sono notevolmente allargati, abbiamo suonato tanto al Nord ed anche all’estero. Poi sono arrivate Le Bollicine [tributo a Vasco], dove hanno suonato tutti i chitarristi più bravi della mia zona. Via via sempre più collaborazioni, il primo endorsement con Bespeco e le prime fiere. Molto importante per me è anche Popsophia, un progetto tutto made in Marche che fa incontrare filosofia e musica pop con scalette sempre diverse che rappresentano sempre una sfida. Ad una fiera a Napoli conosco Lorenzo [Carancini] e nel 2014 decido di iscrivermi alla Lizard. Quello è stato un grande cambiamento. Lorenzo è stato l’insegnante giusto al momento giusto. Ho cambiato stile, chitarra, amplificazione per passare ad uno stile più pop. Alla mia Strato Deluxe del ’92 devo tanto, mi ha davvero cambiato.

Anna Greta con la sua Fender Jeff Beck Signature.

LR: Ti ho visto appunto in passato imbracciare una MusicMan ed ora invece mi sembra tu sia molto più fenderista. Scelta di versatilità, evoluzione o cosa?

AG: E’ stata proprio un’evoluzione. La MusicMan è una chitarra a scala corta, ma io una mano grande, che mi permette di usare anche chitarre più “scomode” come la Strato. Sempre grazie a Lorenzo Carancini ho iniziato ad ascoltare musica diversa, chitarristi diversi, come Andy Timmons, che per me dopo Hendrix è il più grande, ed ora uso quasi solo Fender, che è diventato il mio punto di riferimento.

LR: A proposito di questo la tua storia con Giorgia è pazzesca. Nel giro di poco tempo possiamo dire che la tua carriera ha fatto un salto quantico. Com’è andata?

AG: Parto col dire che devo dire grazie a Diana Winter. Tutto è successo quando lei, parlando con Matteo Marinelli, un ragazzo che lavora per Eko Music Group, gli ha detto che Giorgia stava cercando una chitarrista donna. I nomi che Giorgia aveva vagliato fino a quel momento non la convincevano al 100%. Questo ragazzo fece il mio nome a Diana che poi mi ha segnalato a Giorgia. Per due settimane io sono stata ignara di ogni cosa, mi ero anche iscritta ad un corso di musicoterapia. Matteo mi scrisse poi di aver dato il mio numero alla corista di Giorgia e Noemi. Dire che rimasi stupita è dir poco.
Ho aspettato cinque giorni dopo di che mi è arrivato un messaggio di Giorgia mentre guidavo in autostrada: “Ciao sono Giorgia, quella che canta. Ti va di venire in tournée con me?“. Mi sono messa ad urlare come una matta.

Da lì è partito tutto. Abbiamo fatto due settimane di prove a Roma ed eccomi qua.

LR: Sempre parlando del Pop Heart Tour, ho letto un tuo post IG in cui dicevi “grazie per avermi permesso di essere me stessa”. Mi dicevi però che riuscire a portare “te stessa” all’interno di una produzione così complessa è stato un processo non privo di difficoltà.

AG: Giorgia mi ha scelto per il mio spirito e per il mio sound. Ha ascoltato il mio inedito e le è piaciuta la mia immagine. Lei voleva il mio sound nei suoi pezzi ma bisogna dire che al mio posto prima c’era Giorgio Secco, un numero uno, ed andare a sostituirlo non è cosa da poco, soprattutto perchè Sonny T [bassista e direttore musicale del tour, nonchè storico bassista di Prince negli anni ’90] era abituato allo stile di Giorgio.
Per me Sonny è stato un grande maestro, che ringrazierò sempre, che mi ha portato a tirare fuori me stessa pretendendo molto da me. Ci siamo scoperti a vicenda giorno dopo giorno. Il mio sound più effettato, le frasi di passaggio, lo stile che ho coltivato, si sono dovuti adattare al loro stile e modo di suonare [di Sonny T e del batterista Mylious Johnson (Pink, Mariah Carey, Jovanotti, Tiziano Ferro, Gianna Nannini, Emma)]. Suonano molto rilassati, molto indietro sul click, ed io all’inizio ero forse troppo sul tempo. Mi ha fatto crescere molto in poco tempo.

LR: Due chitarriste donne sul palco – Diana Winter suona anche l’acustica nel tour – con quella che probabilmente è la migliore voce femminile italiana del pop al momento. Ti senti parte di una schiera di chitarriste che negli ultimi anni si stanno guadagnando spazi importanti o in Italia c’è ancora un po’ di maschilismo in questo campo?

AG: Credo che il maschilismo sia ancora un po’ dappertutto in generale. Ancora mi sento dire, “Sei brava per essere una donna“. Qualche anno fa me la prendevo di più, ora meno.
Ci ho riflettuto su questa cosa e credo che probabilmente noi donne fin da piccole non siamo incentivate abbastanza a fare giochi manuali, che stimolano e coltivano la manualità. Per questo forse ci sono meno chitarriste donne. Io ho avuto la fortuna di avere una madre artista e di crescere come illustratrice, lavorando tanto con le mani. E la chitarra è uno strumento che richiede spesso anche forza e fisicità. Ce la siamo dovuta un po’ conquistare seguendo chitarriste come Jennifer Batten e le altre dopo di lei.

LR: Ed a proposito di Jennifer Batten, quel famoso numero dell’assolo sulla grata con i capelli al vento che lei faceva in tour con Michael Jackson ora è passato a te.

AG: Io non sapevo nulla di questo numero. Non sono quel tipo di chitarrista a cui piace stare in primo piano, mi piace suonare per gli artisti. Emanuel Lo [direttore artistico nonchè compagno di Giorgia] arrivò uno dei primi giorni di prove dicendomi di questo pezzo da fare sulla grata da sola. Io ero un po’ sulle montagne russe per le emozioni e la tensione, quindi non l’ho presa benissimo sul momento.
E’ difficile suonare con tutto quel vento, i capelli, la luce che ti acceca. E’ una figata ed è una cosa storica che probabilmente in Italia non ha fatto nessuno.

LR: Ho visto una tua recente intervista in TV in cui parlavi di un tuo pezzo solista “To Nina”. Come molti chitarristi hai un lungo background di cover, la tua parte originale invece? Ci sono altri brani, ti senti chitarrista solista da disco strumentale?

AG: Il titolo di quel pezzo è un gioco di parole inglesizzato dedicato a mia nonna Antonia, che chiamavano Tunina. E’ il primo inedito che è ho scritto, e lo scrissi per l’esame finale della Lizard.
Fa parte di una serie di inediti che sto scrivendo in collaborazione con Matteo Pecora ma ora che sono in tour con Giorgia ho dovuto mettere un po’ il progetto in standby. Mi piacerebbe uscire con un disco da solista ma ho dei tempi lunghi, cambio spesso idea ed è difficile per me scrivere a comando.

LR: Parlando di cover mi ricollego al discorso delle tue influenze, tra l’altro hai studiato con un amico comune e ottimo chitarrista come Lorenzo Carancini. Quali sono i tuoi riferimenti principali per inquadrarti come chitarrista per chi non ti conoscesse ancora?

AG: Come ti ho detto prima, Hendrix e Timmons sono tra i miei riferimenti, ma per essere sincera scopro spesso chitarristi anche dietro casa che mi ispirano moltissimo a migliorare.
Non ho avuto però quel tipo di percorso di molti chitarristi che si innamorano di un chitarrista e lo studiano in maniera maniacale. E’ stato difficile per me crearmi un mio sound che mi piacesse, non essendomi ispirata a nessuno in particolare. Nel 2005 mi piaceva molto Angus Young ma non mi sono mai impuntata solo su di un chitarrista. Ultimamente uso una Strato Jeff Beck Signature e lui è stato una grande scoperta, c’è da imparare moltissimo.

LR: Abbiamo parlato di chitarre, non possiamo tralasciare la parte gear-porn. Sei una addicted dei pedali o usi solo lo stretto necessario e i soliti classici?

AG: Mentre facevo la Lizard ho iniziato a scoprire il mondo dei pedali. Sono partita dai pedali Strymon ed ho via via scoperto quanto mi piacesse utilizzare gli effetti. Un lato che non pensavo di avere.
Però non ne ho moltissimi, più o meno quello che mi serve e qualcosa in più, come vedi dalla mia pedaliera che ho qui in tour. A differenza di Giorgio Secco ad esempio io uso abbastanza i riverberi, mi piace il Blue Sky [Strymon] di cui uso un riverbero con chorus e poi un altro particolare tipo shimmer. Poi lavoro molto con il delay Timeline [sempre Strymon] per cui ho preparato un preset a tempo per ogni pezzo, sincronizzato in MIDI con le modulazioni del Mobius, che uso solo per qualche tremolo e chorus. Come primo uso l’accordatore Polytune Mini, un BB Preamp della Xotic sempre acceso, che fa parte molto del mio suono, lo Xotic SL Drive per gli assoli. Il suono pulito del mio Fender Hot Rod Deluxe IV lo uso solo per le parti funk. Uso tutto in manuale, senza un looper, attivando i pedali singolarmente, anche perchè non ho avuto proprio il tempo materiale di cambiare la mia filosofia dei suoni per questo tour.

LR: Hai diversi endorsement, hai fatto fiere e dimostrazioni. A noi chitarristi è richiesto oggi di essere anche un po’ business men/women. Come sono avvenuti i tuoi contatti con i vari brand che rappresenti?

AG: Pur continuando a non essere nessuno, devo ringraziare Bespeco perchè sono stati i primi a notarmi ed a volermi come endorser e dimostratore nel 2012 dandomi fiducia. Mi supportano sempre quando ho bisogno, non è da tutti.
Ad una fiera ho scoperto CostaLab, che mi ha dato due pedali di cui uno è l’EchoLab, delay tipo nastro, che uso qui in tour durante gli assoli. Uso i plettri di Steve Tommasi, ST Picks, dei plettri grossissimi e le tracolle Magrabò di Oddo Boni, che ho scoperto proprio vicino a casa mia grazie ai ragazzi di Musicarte.

LR: A proposito di business, inutile dire che nella carriera di un musicista di oggi i social sono fondamentali. Tu quanto li sfrutti ed in che modo?

AG: Ammetto che dovrei usarli molto di più. Adesso ho anche riaperto la mia pagina su FB che prima era un po’ ferma (https://www.facebook.com/annagreta87/). Dovrei postare di più ma non li uso più tanto come prima. Non mi piace nemmeno fare come tanti che hanno un approccio sempre polemico ed usano i social per criticare e lamentarsi.
Il tour con Giorgia mi ha dato più popolarità, soprattutto su Instragram, quindi cerco di postare le cose che riguardano il live. Per il resto io vivo in campagna, vedo musicisti che pubblicano anche della loro vita privata ma io sono molto semplice, non so se sia interessante vedere le foto dei miei cani o delle montagne dietro casa.

Io poi sono iper-critica con me stessa, prima di pubblicare un video magari lo rifaccio venti volte.
Però nel 2019 è importantissimo questo aspetto. Io sono qui perchè mi hanno notato sui social, Giorgia mi ha valutato anche guardando i video sul mio profilo IG.

Anna Greta, Giorgia e Diana Winter in un momento acustico del Pop Heart Tour.

LR: Ultima inevitabile domanda su cosa farai dopo la fine del Pop Heart Tour e quali sono i tuoi prossimi step.

AG: Come sarà la mia vita dopo questa esperienza non lo so. Ero felice prima di fare questa tournée, insegnavo ed insieme a Lorenzo Carancini apriremo una sede Lizard ad Ancona, quindi ci sono tutti gli elementi per fare delle belle cose anche dopo, sia che si aprano altre strade nel campo dei tour o meno. Vorrei finire anche il corso di musicoterapia che avevo iniziato prima di partire. Chiaramente ritornare alla routine di prima non sarà facile, anche quando torno a casa non vedo l’ora di ripartire. Se dovesse andare meno bene di adesso, non voglio però essere frustrata e chiedermi perchè non mi chiamano. Continuerò a fare le mie cose serenamente, a sviluppare il mio lato artistico e lavorare sugli inediti.

Nel frattempo Anna Greta è stata confermata anche per il tour estivo di Giorgia e non possiamo che farle i nostri complimenti. 

Foto di Arianna Moroni

Fonte: smstrumentimusicali.it

 

 

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